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giovedì 16 luglio 2009

TERREMOTO: "MONTEBELLO 332 - LONTANO DAI RIFLETTORI", DOCUMENTARIO SU PAESE A 80 KM DALL'AQUILA

Raccontare la situazione di uno dei tanti paesi abruzzesi che, pur senza vittime, sono stati duramente colpiti dal terremoto del 6 aprile, rimanendo però distanti dalle telecamere. Con questo intento è nato il documentario "Montebello 332 - lontano dai riflettori", un percorso nelle vie martoriate di Montebello di Bertona, mille abitanti a 600 metri di quota nell'entroterra pescarese.

Il video di venti minuti - realizzato dal giornalista Lorenzo Dolce e dalla documentarista Federica Iannacci - è stato girato nell'arco di una sola giornata, due settimane dopo il sisma che ha devastato L'Aquila, mentre i tecnici erano impegnati nelle verifiche di stabilità di edifici pubblici e privati nel paesino a circa 82 chilometri di strada dal capoluogo abruzzese.

Gli autori hanno seguito gli esperti durante i controlli, portando le telecamere all'interno delle strutture dichiarate inagibili, dal Palazzo Ducale, parzialmente crollato, alla chiesa madre, seriamente lesionata; sono almeno 30 le case inagibili.

Il documentario è online su www.montebello332.tk.



"Montebello 332 - lontano dai riflettori" from happylo84 on Vimeo.

venerdì 8 maggio 2009

AUTORI DOCUMENTARIO 'LA BRUTTA STAGIONE' REALIZZANO SECONDA PARTE SU SISMA

Dopo il devastante terremoto che ha colpito l'Abruzzo, i sei giornalisti praticanti autori del documentario "la brutta stagione - cronaca di un voto" hanno deciso di realizzare una seconda parte del video, dedicata proprio alla tragedia abruzzese. Il video postato qui sotto è il trailer de "la brutta stagione 2".



Il documentario "la brutta stagione - cronaca di un voto" - realizzato da Stefano Buda, Fabiana Calsolaro, Pier Paolo Di Nenno, Lorenzo Dolce, Barbara Gambacorta e Francesco Paolucci, con il coordinamento dell'inviato del Tg2, Angelo Figorilli - racconta le elezioni regionali abruzzesi partendo dall'arresto del governatore Ottaviano Del Turco e dagli scandali di Sanitopoli, per approdare alla crisi economica e alle conseguenze sui lavoratori.

Il video, proiettato in anteprima il 21 marzo nel Museo Vittoria Colonna di Pescara, è visionabile in questo post oppure sul sito ufficiale http://www.labruttastagione.tk.


LA BRUTTA STAGIONE - CRONACA DI UN VOTO from Lorenzo Do on Vimeo.

giovedì 16 aprile 2009

CITTADINI RACCOLGONO 10 MILA EURO PER FESTA DI PASQUA E LI VOGLIONO DONARE AI TERREMOTATI, MA IL PARROCO SI OPPONE

Piane d'Archi (Chieti) - “Prete o ladro? E’ arrivato il momento di dire basta. Il nostro caro parroco compie azioni che neanche un criminale avrebbe il barbaro coraggio di commettere”. E’ la denuncia anonima di alcuni cittadini di Piane D'Archi, frazione di Archi (Chieti), che, con una lettera, criticano duramente il proprio parroco, Don Michele Sorino, per non aver voluto donare circa 10mila euro, raccolti nell’ambito dell’organizzazione di una festa comunale, agli abruzzesi colpiti dal tragico sisma dello scorso 6 aprile.

Ogni anno in paese si raccolgono i soldi per la festa del cosiddetto “ottavo di Pasqua”. Quest'anno la raccolta è stata interrotta in anticipo a causa del terremoto, ma si è comunque arrivati ad una somma ingente che i cittadini avrebbero voluto devolvere in favore dei terremotati. Il parroco però, quando il comitato organizzatore ha illustrato la proposta, ha rifiutato sostenendo che quei soldi sono necessari per la chiesa di Piane D’Archi. Al termine della messa di Pasqua il prete ha quindi comunicato che la festa non ci sarebbe stata, che sui soldi donati i cittadini non avevano più alcun diritto e che è lui l’unico a poter decidere cosa fare di quella somma. Ha, inoltre, aggiunto che quei soldi ai terremotati non servono in quanto la chiesa ha già pensato ad aiutarli.

Gli autori della lettera invitano la popolazione, a detta loro “sdegnata, schifata e amareggiata”, a “disertare tutte le funzioni e a dire basta a questa arroganza e cattiveria”, invitando Don Michele Sorino ad “andarsene via”.

“La domenica dopo Pasqua – si legge nella lettera – nel nostro paese c’è la festa, e per questa ricorrenza si raccoglie del denaro, c’è gente che è rimasta senza casa e la cosa migliore da fare è dare un aiuto concreto. Ma Do Nascimento con l’aiuto occulto di Vanna Marchi fa tutto il contrario di quello che qualsiasi persona con un briciolo di umanità farebbe”. Nel testo compaiono espliciti riferimenti ai maghi televisivi denunciati dal programma “Striscia la notizia”: Don Michele Sorino viene paragonato al maestro Do Nascimento, mentre la suora che con lui convive è paragonata a Vanna Marchi.

venerdì 10 aprile 2009

ROCCA CALASCIO, UN SIMBOLO DELL'ABRUZZO CHE NON CROLLA


(ANSA) - L'AQUILA, 10 APR - Lassu', a 1500 metri, c'e' una fortezza che resiste. E' il simbolo dell'Abruzzo che non vuole arrendersi alla furia degli elementi; e' l'esempio di pietra della perseveranza abruzzese. Le pietre di calcare chiaro con cui e' costruito il castello di Rocca Calascio sono li' da piu' di mille anni, e hanno retto a scosse, devastazioni, razzie.

Per salire fino a qui, si percorre la strada che dall'Aquila va verso Santo Stefano di Sessanio, un altro degli splendidi borghi dell'Abruzzo medioevale colpiti dal terremoto. La meravigliosa torre circolare di Santo Stefano, costruita dai Medici, e' ormai un cumulo di macerie smozzicate. Il paesaggio e' aspro, campi strappati alle pietre per coltivare le lenticchie e per far pascolare le pecore. La gente ha lasciato le case pericolanti, e si e' rifugiata nelle tende allestite dalla protezione civile. La strada prosegue tagliando il fianco della montagna. Dopo qualche curva appare in alto il castello di Rocca Calascio, nato per difendere il ricco commercio fiorentino medioevale della lana: il primo nucleo risale al 1100, ma forse ancora prima c'era una fortificazione di epoca romana.

Quando la terra ha tremato, anche il castello ha ondeggiato, insieme alle case del Quattro e del Cinquecento adagiate ai suoi piedi; ma, quando tutto si e' fermato, era ancora in piedi, proteso come sempre sulla valle del Tirino, difeso a sua volta dall'imponente catena del Gran Sasso. Paolo e suo moglie Susanna sono oggi il motore della ripresa di questo antico borgo. Sono arrivati qui da Roma venti anni fa e hanno ridato vita al paese, che dal 1957 era completamente disabitato. Con loro e' nato prima un rifugio, poi un ostello, quindi un ristorante. Quassu' hanno messo al mondo cinque figli, che hanno ripopolato le stradine di acciottolato che si insinuano tra le vecchie case. Attirati dalla bellezza del posto, i turisti vengono ogni anno sempre piu' numerosi, dall'Italia, dalla Germania, dall'Inghilterra, in ogni stagione, animando la rinascita del vecchio borgo abbandonato.

Dopo il terremoto, pero', Paolo e Susanna hanno dovuto lasciare il paese, per paura che il susseguirsi delle scosse possa rompere il precario equilibrio che tiene in piedi le bianche pietre con cui e' costruito. Sono fuggiti a Roma, dopo aver recuperato dalle macerie due dei loro figli, i piu' grandi, che la notte di lunedi' si trovavano all'Aquila. ''Non riuscivano a uscire dalla porta di casa perche' si era bloccata. Per fortuna un vicino l'ha sfondata a colpi d'ascia'', racconta Paolo. Con loro hanno portato anche una decina di amici aquilani scampati alla tragedia: tra di loro il direttore d'orchestra Orazio Puccella, che si e' salvato gettandosi dal secondo piano, e la pianista russa Svetlana Pekarskaya. Oggi, pero', Paolo e' tornato quassu'.

''Non ce la faccio a restare lontano. Viviamo qui, non intendiamo rinunciare a quello che abbiamo costruito''. Forse piantera' una tenda di fronte alla casa, per starle vicino e non perdere il contatto con l'incantesimo di questo posto che ha plasmato la sua vita e quello della sua famiglia. ''Non voglio che questo posto torni a essere un paese fantasma che era un tempo. Rocca Calascio deve continuare a vivere.

Per ora, pero', le case del borgo sono state dichiarate inagibili''. Quando sara' finita l'emergenza, saranno gli ingegneri a decretare il destino di questo posto sospeso tra terra e nuvole. Ma intanto il castello e' li', con i suoi bastioni massicci, a trasmettere saldezza a Paolo e a tutti gli abitanti di queste terre che vogliono ricominciare.

DOPO IL TERREMOTO L'AQUILA SI E' SPOSTATA DI 15 CENTIMETRI

In seguito al forte sisma che il 6 aprile ha colpito L'Aquila e provincia, il capoluogo abruzzese si è spostato complessivamente di circa 15 centimetri. E' quanto risulta dai dati rilevati dai satelliti Cosmo SkyMed, di Agenzia Spaziale Italiana (Asi) e ministero della Difesa, analizzati sia dalla societa' e-Geos (Asi-Telespazio), che dall'Istituto per il Rilevamento Elettromagnetico dell'Ambiente del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Irea-Cnr).

Le immagini diffuse oggi dall'Asi sono la combinazione interferometrica delle immagini rilevate dai satelliti prima del terremoto (23 marzo) e dopo (8 aprile). Lo spostamento del suolo e' stato evidenziato con isce di colore diverso, dal giallo al blu, ognuna delle quali corrisponde ad uno spostamento di 15 millimetri. Nell'area piu' colpita dal sisma, quella intorno a L'Aquila, si concentrano ben dieci frange, indice di una deformazione pari, complessivamente, a circa 15 centimetri.

giovedì 9 aprile 2009

''LA MUSICA PER L'ABRUZZO'' - IL MONDO DELLA MUSICA IN AIUTO ALLE VITTIME DEL SISMA

E' stata concepita in corsa, in queste ultime ore, "La Musica per l'Abruzzo", iniziativa benefica ad oggi supportata - oltre che da Rockol (il maggior sito web d’informazione musicale) - dalle maggiori realtà della discografia e della musica dal vivo.

L’obiettivo del progetto è raccogliere, nel giro dei prossimi 30 giorni, una somma pari a 250.000 euro da devolvere all'associazione che sembrerà, agli occhi dei promotori, più meritevole, pratica, concreta e rapida nel portare soccorso alla popolazione abruzzese, colpita lo scorso 6 aprile da un terribile sisma che, ad oggi, ha causato oltre 250 vittime e decine di migliaia di sfollati. Inoltre, a testimonianza della grande “intraprendenza” che contraddistingue il mondo della musica, a sole 24 ore dal debutto dell’iniziativa, aumenta la mobilitazione degli addetti ai lavori per “La Musica per l’Abruzzo” e crescono le adesioni dei sostenitori.

Tutti i particolari sull'iniziativa, su come donare il proprio contributo o contattare gli organizzatori sono disponibili a questo indirizzo: http://www.rockol.it/la_musica_per_l_abruzzo .

FRA GLI SFOLLATI NEGLI HOTEL DI MONTESILVANO. UNA STANZA D'ALBERGO E FINGERE NORMALITA'

da "Liberazione" di mercoledì 8 aprile 2009

di Lorenzo Dolce

Montesilvano (Pescara) - Nella hall c'è un caos stranamente ordinato. Le persone, con una compostezza ed un silenzio insolito per noi italiani, attendono in fila di potersi registrare. I volti sono stanchi, segnati dalla notte insonne e dalla paura. Sono gli sfollati dell'Aquila che arrivano in uno degli alberghi messi a disposizione dei terremotati a Montesilvano, cittadina confinante con Pescara. Sono tutti hotel di lusso, con piscine, sale benessere e spiagge private. A loro, però, questo importa poco. Vogliono un posto dove dormire, per non passare le notti in tenda. E vogliono ricominciare.


Sono circa 600 le persone che dalla scorsa notte si stanno riversando in tutti gli hotel della costa pescarese, più di 400 nel complesso dei grandi alberghi di Montesilvano. Man mano che arrivano nella hall, le persone vengono accolte da due carabinieri che si occupano dell'identificazione, della registrazione e di una sorta di censimento. Sono gentili con gli sfollati i militari, ascoltano le loro richieste e cercano di metterli a proprio agio. Uno dei due mi dice di essere rimasto colpito dalla grande paura che si è impossessata di queste persone e mi spiega tutto con un esempio. «Dietro l'albergo c'è la linea ferroviaria, ieri - racconta -, quando è passato il treno, un gruppo di persone, sentendo il rumore, ha immediatamente pensato al terremoto ed è fuggito per strada».

Gli sfollati passano poi alla reception vera e propria dove i dipendenti gli illustrano la struttura e gli consegnano la chiave della stanza. Prima di arrivare nelle camere si passa davanti alla postazione della Croce Rossa. E' qui che i terremotati con esigenze particolari possono fare richiesta. I volontari provvedono, inoltre, a procurare vestiti, medicinali e tutto ciò che può servire, cercando di dare attenzione a chiunque.

Ad aver lasciato la propria città per andare in albergo sono soprattutto famiglie con bambini, ma ci sono anche ragazzi ed anziani. La prima persona che incontro è una donna, madre di due bambine piccole. Mi racconta che la notte del sisma era a letto con le figlie. «Se siamo vive - dice - è perché la casa ha retto e siamo riuscite a fuggire». Scoppia in lacrime quando parla della straordinaria accoglienza che viene riservata a tutti loro, e le figlie, vedendola, la abbracciano. Dice che loro son piccole per potersi rendere conto di quello che gli sta capitando. «Prima ci preoccupavamo dei soldi, del mutuo - mi dice con un cinico sorriso - ora invece i problemi sono altri. La cosa buffa è che non sappiamo cosa aspettarci per il futuro: non c'è più casa, non c'è più lavoro e non sappiamo cosa faremo nei prossimi giorni».

Avvicinandomi al ristorante dell'hotel - dove i terremotati iniziano a mangiare e dove dopo pranzo ci sarà la consegna degli indumenti - incontro una donna con due figli. Dice di aver dormito in macchina la prima notte, sperando di poter tornare nella sua casa-ufficio per recuperare qualcosa. Lì c'è il computer con il lavoro di una vita, ma l'edificio è inagibile e i Vigili del fuoco non le hanno permesso di rientrare. E' venuta a Montesilvano sperando di trovare un po' di normalità e di tranquillità per i suoi figli, tanto all'Aquila - dice - ora c'è poco da fare.

Mentre sto andando via entra una donna anziana. Non sembra una sfollata, è ben vestita e all'apparenza sembra serena, ma parlando ai due carabinieri spiega che quegli abiti sono tutto ciò che le rimane. Con gentilezza dice agli agenti di avere dei parenti a Pescara, ma di non voler essere ospitata per non disturbare e non creare problemi. Finita l'identificazione va a sedersi. Quando le vado vicino, mi sorride e, nonostante i continui dolori alla schiena, dovuti ad una caduta durante la fuga, mi fa posto accanto a lei. Quel gesto, i suoi sorrisi e la tranquillità sono disarmanti. Mi racconta che la sua casa è crollata, e anche quella delle due figlie. «L'importante - sorride - è che stiamo tutti bene, anche se abbiamo perso tutto».

Tante storie diverse si intrecciano. Persone prima sconosciute, ora vicine perché unite da un dramma comune. E così capisci che il dramma è reale, non uno spettacolo visto in tv o una storia letta sui giornali. Lo capisci da un'anziana signora che, dopo uno scambio di sorrisi, ti fissa per un minuto e poi scoppia in lacrime, continuando a fissarti. Capisci che il dramma è di tutti. Perché anche se le cose capitano agli altri, gli altri non sono poi così diversi da noi.