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mercoledì 28 gennaio 2009

Stupro capodanno: Franceschini intervistato da Studio Aperto poco prima di compiere la violenza

Lo stupratore di capodanno, Davide Franceschini, era stato intervistato da Studio Aperto, poco prima di compiere la violenza la sera del 31 dicembre. Il giovane ha poi confessato di essere stato lui a violentare una ragazza alla Festa 'Amore 09' che si teneva alla Fiera di Roma.
Il filmato, che è servito alla squadra mobile per identificare Davide, è stato diffuso solo dopo che gli investigatori hanno accertato che non avrebbe pregiudicato le indagini.


Guarda il video


Panda a 4900 euro, Punto a 6400. Tutti a comprare in Germania

da Repubblica.it

Le concessionarie italiane spiazzate dalla concorrenza estera. Enormi
differenze di prezzo e rischio paralisi per la nostra rete di vendita

di VINCENZO BORGOMEO

Un'immagine sulla rottamazione dal sito Fiat.de
Solo 4990 euro per una Panda, 6450 per una Grande Punto e 9.990 per una Bravo: no, non sono usate, ma nuove di zecca e con tre anni di garanzia. Questi i prezzi di listino Fiat in Germania dove sono stati appena lanciati gli incentivi statali: non c'è bisogno di essere grandi analisti per scoprirlo, basta andare un secondo sul sito www.fiat.de per verificare come il mondo dell'auto, in Italia, sia davvero sull'orlo del baratro.

BLOG, dite la vostra

E già perché se verranno confermate le prime indiscrezioni sugli incentivi che l'Italia si appresta a varare (si parla di 1000 euro a macchina) durante la riunione di oggi pomeriggio al Governo, significa che ci sarà un fiume di auto comprate in Germania e poi rivendute in Italia.

Oggi sul nostro mercato una Panda costa infatti nella migliore delle ipotesi (km0, promozione Fiat sommata a sconti della concessionaria), 8000 euro, una Grande Punto 10 mila e una Bravo 14 mila: differenze di prezzo da tre a cinquemila euro quindi con le stesse vetture vendute in Germania.

D'a
ltra parte oggi è fin troppo facile andare in Germania, comprare un'auto e poi tornare in Italia, soprattutto per un operatore del settore che non avrà certo difficoltà - con la crisi che c'è - a ottenere auto con sconto rottamazione per poi rivenderle in Italia. E il rischio che le concessionarie italiane si trovino spiazzate ai danni degli importatori diventa reale. Non è vero infatti che per usufruire degli incentivi tedeschi debba occorra essere residenti in Germania come hanno riportato alcuni giornali e siti web: il regolamento della Ue lo vieta. Basta che l'acquirente dimostri che l'auto sia rottamata effettivamente e che sia stata posseduta da più di un anno.

Con queste premesse, insomma, diventa folle pensare che il nostro mercato dell'auto possa ripartire con un misero incentivo di 1000 euro. Come scrive infatti "Suddito" nel nostro blog: "Andate sul sito www.fiat.de cioè l'homepage del sito FIAT e guardate le offerte: fammi questi prezzi anche qui e vedi che la compro la macchina nuova".
Difficile, davvero difficile dargli torto. E allo stesso modo è difficile capire perché all'interno dell'Europa si debba avere una tale differenza di prezzi per lo stesso prodotto. Insomma siamo tornati di colpo agli anni Ottanta, al periodo che fece nascere il fenomeno degli 'importatori' paralleli e che trasformò il mercato dell'auto in Italia in una specie di Giungla senza regole e senza tutele per il consumatore.

Così oltre ad avere il problema della sovrapproduzione, dei conti in rosso, delle auto che non si vendono, ora le case automobilistiche in Italia dovranno fare i conti anche con i loro 'colleghi' degli altri mercati che inonderanno il nostro Paese di modelli a prezzi stracciati. E si troveranno di nuovo a gestire, come negli anni Ottanta, un enorme contenzioso per garanzie di auto a cui - per legge - sono obbligati a dare assistenza.

Due precisazioni:
1) Andare in Germania e comprare un'auto per un privato è complicato (tuttavia fattibile), ma per un grande dealer è semplicissimo e questo comporterà - se in Italia non vendono adottati incentivi simili a quelli tedeschi - inevitabilmente un flusso di auto provenienti della Germania.

2) I tedeschi ovviamente cercano di fare in modo che le automobili nuove trovino un acquirente tedesco e nello stesso tempo cercano di togliere dalla circolazione della Germania quelle inquinanti. Per questo nel regolamento dei loro incentivi hanno inserito la clausola che l'auto deve essere immatricolata in Germania da almeno un anno. Ma questa postilla nel regolamento della loro rottamazione è illegittima perché va contro la normativa UE (è successo la stessa cosa con il noleggio).

(28 gennaio 2009)

domenica 3 febbraio 2008

L'informazione nel "villaggio globale" 2.0

Le notizie su internet battono giornali, radio e televisione. Ormai è un dato di fatto.
Philip Meyer, studioso dell'editoria americana, sostiene che l'ultima sgualcita copia su carta del "New York Times" sarà acquistata nel 2043. Ma è lo stesso editore del giornale, Arthur Sulzberger, a replicare in maniera ben più pessimistica: "non so davvero - ha detto Sulzberger - se saremo ancora in edicola fra cinque anni. E sapete cosa? Non me ne importa". Il giornale più prestigioso del mondo ha iniziato un viaggio di transizione verso internet e nei piani del management c’è anche la data in cui l’edizione su carta non sarà più stampata.
Così come quelli del New York Times, la quasi totalità degli editori ha introdotto novità per aumentare le vendite. Dai calendari ai libri, dai cd musicali ai dvd e vhs. Ma queste novità non bastano. I giornali non si leggono.
E’ l’informazione che cambia. Internet dà la possibilità di un’informazione ad hoc, cosa che la carta stampata non consente. Con i giornali, con i tg, con i radio giornali, più in generale con i tradizionali mezzi di informazione, la selezione delle notizie viene dall’alto. Il pubblico non ha strumenti per poter decidere su cosa informarsi e cosa invece trascurare. Con Internet è l’utente a decidere. E’ possibile consultare ogni sito pubblico, compresi quelli meno professionali, quelli meno attendibili, quelli illegali addirittura. Non siamo limitati alle zone residenziali e “controllate” del “villaggio globale” di Mc Luhan in cui ormai viviamo ma possiamo visitare anche i sobborghi degradati. Il tutto, come se non bastasse, gratuitamente. Emerge ovviamente una problematica: l’attendibilità. E’ necessario spirito critico. Bisogna saper discernere, valutare e verificare. Per anni ci si è fidati, a volte sbagliando, di ciò che radio e tv hanno trasmesso come notizia. Sono passati, d’altronde, 70 anni dall’esperimento di Orson Welles e la sua indimenticabile “guerra dei mondi”.
Con internet chiunque può informare, chiunque può scrivere quello che pensa. Per alcuni questo è un fattore assolutamente positivo, per altri meno. Ma è così. Si va affermando, dunque, un universo di particolarismi, di soggetti e di entità che hanno da dire la loro e lo fanno attraverso il web. Innegabilmente anche questa è informazione. Un esempio emblematico, in Italia, è il blog di Beppe Grillo. Si tratta del sito web più visitato nel paese; ancor più di Repubblica.it e Corriere.it.
Per alcuni questo processo rappresenta il declino dell’informazione, per altri è semplicemente il frutto dell’innovazione tecnologica che rimpiazza, o per meglio dire incontra, i mezzi tradizionali. I rischi ci sono. Vanno affrontati. La rete è una possibilità e, in quanto tale, va sfruttata a pieno.
L’unica soluzione è sentirsi cittadini del “villaggio globale”, con tutto ciò che questo comporta.

venerdì 25 gennaio 2008

Bee movie, api poco pungenti






Barry Benson è un’ape neo-laureata. Come tutti i giovani è incerto e si fa domande sul proprio futuro. Scontento della prospettiva di svolgere a vita lo stesso lavoro, cioè produrre il miele, sia pure con la scelta tra 3000 tipi di impieghi nella Honex, sogna di avventurarsi al di fuori dell’alveare per entrare a contatto col mondo degli umani. Proprio l’incontro con una donna, una fioraia di Manhattan di nome Vanessa che gli salva la vita nella sua prima gita fuori dall’alveare, gli farà infrangere una delle regole fondamentali del mondo in giallo e nero: non parlare con gli umani. Tra i due è subito amicizia, finché Barry non scopre che gli uomini si appropriano e vendono il miele, frutto del duro e quotidiano lavoro delle api. Per Barry questo è un furto vero e proprio e, in quanto tale, deve essere denunciato e punito. Prenderà così il via un processo i cui imputati sono da un lato i produttori di miele e dall’altro l’immensa comunità delle api.
Dopo Shrek 3, la Dreamworks presenta dunque il più atteso film del Natale 2007: Bee movie. La magia dell’animation computerizzata consente di conoscere meglio il mondo di questi insetti e permette di esplorare le loro vite nascoste. Scritto, prodotto e interpretato dal popolare attore del Saturday Night Live Show, Jerry Seinfeld, l’animazione tenta di sensibilizzare il pubblico nei confronti di delicate tematiche ambientali. Chiunque abbia lavorato nella produzione è partito dalla volontà di “pensare come le api” connotando in positivo situazioni e luoghi comuni che le dipingono come aggressive e fastidiose. Non ci si stupisce, infatti, quando l’ape, con disinvolta naturalezza, parla con la giovane fioraia. I loro discorsi sembrano tutto, fuorché qualcosa di bizzarro.
La naturalezza e la semplicità che caratterizzano la pellicola, però, non bastano. I personaggi, tranne nel caso del protagonista, non sono ben definiti. I due “antagonisti” del film, l’avvocato dei produttori di miele e il fidanzato di Vanessa, personaggi buffi e divertenti, non sono approfonditi e sembrano far parte della storia solo per dare continuità alle gag dell’autore.
Bee movie, eccetto alcune scene e sketch, come quella del parabrezza o gli sbeffeggiamenti a Sting e Ray Lotta, non coinvolge. A differenza della saga di Shrek, lascia piuttosto distaccato lo spettatore. Si sorride, è carino, brillante. Ma niente di più. E’ giusto, politicamente corretto, forse troppo corretto. Con tanto di morale, quella ecologista. Ma alla fine della visione sembra che qualcosa manchi. Anche lo slogan “nero e giallo… che sballo!” non resta impresso.
Altro punto a sfavore è che, pur essendo stato girato con tecniche tridimensionali, in Italia il film non può essere visto in 3D con gli occhialini, in quanto le sale a nostra disposizione non hanno proiettori adatti. In questo caso la colpa non è della produzione ma questa carenza tecnica contribuisce a ridimensionare ciò che era stato preannunciato come un grande successo dell’animazione computerizzata.

domenica 13 gennaio 2008

"Salvi nella speranza", non dalla censura

Luttazzi probabilmente non è simpatico. E’ troppo volgare. Non è divertente. E’ offensivo. La sua resta, in ogni caso, una comicità, se così può essere definita, atipica. Ne ha combinate di tutti i colori. Alcuni hanno riso, altri si sono annoiati. Altri ancora offesi. E’ stato cacciato da Berlusconi e sette mesi fa è tornato. E ora il suo programma “Decameron” viene sospeso.
In un paese libero quale dovrebbe essere il nostro, è legittimo esprimere opinoni. E Luttazzi ha espresso le sue. Per alcuni offensive, ben radicate, a tratti irriverenti. Ma pur sempre opinioni. E forse il problema è proprio questo. Capire quale sia il limite della comicità. La satira come offesa pubblica o un’offesa ai professionisti della satira?
Si diceva che il programma fosse stato sospeso per degli insulti nei confronti di Giuliano Ferrara. Ma il motivo in realtà è un altro. Luttazzi ha espresso le sue opinioni sulla Chiesa e sul Papa. Ha fatto quello che forse tanti avrebbero voluto fare. Ha criticato l’ultima Enciclica di Benedetto XVI. Lo ha fatto passando da un argomento all’altro e toccando temi di grande attualità. Dalle coppie di fatto all’eutanasia. La Chiesa teme le unioni omosessuali. Ma se è un tema così importante, dice giustamente Luttazzi, com’è che Gesù non dice una parola in merito ma al contrario ne dice tante sulla tolleranza, l’accettazione, il non giudicare? Il comico ha definito l’Enciclica “Spe Salvi” più divertente di un barile pieno di anguille. Ha affermato la pericolosità delle religioni. “Esse operano un plagio di massa che ha una funzione sociale di controllo; e che diventa pericolosissimo quando la religione tende a far coincidere il peccato col reato, e a condizionare l’attività dei governi”. Divertente il passaggio sul profilattico. “Il preservativo, a quanto pare, è contro gli insegnamenti di Cristo. Anche se Cristo non ne ha mai parlato...”. Ha ribadito la necessità della separazione tra Stato e Chiesa così come la aveva indicata Gesù deducendo quindi che, “se il Papa è Cattolico, Cristo non lo era”.
Luttazzi ha mosso un’abile critica; voleva dire cose che nel nostro paese vengono censurate. E alla fine così è stato. L’episodio ricorda vagamente il caso della censura preventiva dell’inchiesta Bbc sui preti pedofili. Come se un pedofilo, essendo prete, avesse il diritto ad essere coperto e protetto.
Dopo la chiusura del programma il comico ha spostato il set al teatro Ambra Jovinelli di Roma. Forse lì è il sipario a garantire uno spazio libero di rappresentazione della realtà. Frutto di tenacia e determinazione. Coerenza e spirito critico. Caratteristiche rare nella nostra società. Tanto di cappello.

mercoledì 24 ottobre 2007

I simpson diventano umani

La sigla iniziale della serie tv "I simpson" in versione umana.
E' stata utilizzata quest'anno dal canale inglese Sky One per inaugurare la 17° serie ed è stata inserita all'inizio di un episodio trasmesso dalla Fox il 26 marzo 2006 nel corso della diciasettesima stagione televisiva americana.
Da anni (almeno dal 2001) si parla di un film sui Simpson; non un cartone ma un film con attori veri e propri. I roumors circa la vicenda sono tornati di attualità proprio perchè, da qualche tempo, in Rete circola questo video.

Nel primo video si può vedere la sigla con Homer, Marge, Bart, Lisa e Maggie in carne ed ossa, nel secondo invece scorrono fianco a fianco le sequenze della sigla umana con quella del cartoon.




L'informazione che cambia


Un regime militare al potere che per quarantacinque anni è riuscito ad isolare il Myanmar ( ex Birmania) dal resto del mondo.
Totale simbiosi tra potere politico e sistema mediatico; di fatto il regime ha monopolizzato tutti i mezzi di comunicazione.
Migliaia di coraggiosi monaci buddisti che grazie ad un alleato come Internet fanno sapere al mondo cosa succede nel loro Paese.
Un giornalista giapponese ucciso o, per meglio dire, "assassinato" mentre filmava le cariche della polizia contro i dimostranti.
Un video che, diffuso rapidamente, testimonia l'assassinio del reporter. Tale documento mostra chiaramente al mondo libero come, in realtà, si sia trattato di un'esecuzione. Viene così smentita, grazie alle nuove forme di comunicazione, la versione ufficiale della giunta secondo la quale l'uomo sarebbe stato colpito da un "proiettile vagante".

Segno dell'informazione che cambia.

Web 2.0, il viaggio




Le notizie su internet battono giornali e televisione. Questo è il concetto che emerge sfogliando tutti i quotidiani degli ultimi giorni. In realtà non si tratta di una novità, sono anni che si parla della crisi della carta stampata a favore dell'informazione in rete.
Philip Meyer, studioso dell'editoria americana, sostiene che l'ultima sgualcita copia su carta del "New York Times" sarà acquistata nel 2043. Ma è lo stesso editore del giornale, Arthur Sulzberger, a replicare in maniera ben più pessimistica: "non so davvero - ha detto Sulzberger - se saremo ancora in edicola fra cinque anni. E sapete cosa? Non me ne importa". Il giornale più prestigioso del mondo ha iniziato un viaggio di transizione verso internet e nei piani del management c’è anche la data in cui l’edizione su carta non sarà più stampata.
Questo esempio è utile per capire la situazione che attualmente caratterizza la carta stampata e più in generale il mondo dell'informazione. Sempre più si affermano fonti di informazione in rete e sempre meno queste fonti di informazione sono i siti web dei quotidiani nazionali.
La novità assoluta, però, è che per la prima volta anche la televisione e di conseguenza l'informazione televisiva, sembrano entrare in crisi. Da una ricerca dell'"Associazione europea degli editori online", risulta che il 19% degli intervistati guarda meno la tv. Gli accessi alla rete nel prime time serale, infatti, sono arrivati al 67%. Ed è proprio questo, secondo gli autori della ricerca, il dato più stupefacente da prendere in considerazione.
Si va affermando dunque un universo di particolarismi, di soggetti e di entità che hanno da dire la loro e lo fanno attraverso il web. Innegabilmente anche questa è informazione.
Un esempio emblematico, in Italia, è il blog di Beppe Grillo. Si tratta del sito web più visitato nel paese; ancor più di Repubblica.it e Corriere.it che vantano comunque un elevato numero di accessi.

Alla base di tutto questo c'è quel concetto che prende il nome di Web 2.0.
Una definizione chiara ed esaustiva non esiste ma per capire di cosa si tratta, a mio parere, può essere interessante prendere in considerazione i dieci punti elaborati dal giornalista ed editore londinese Ian Delaney in base alle definizioni date da Tim O’Reilly in "What is Web 2.0", da Paul Graham nel suo "Web 2.0" e da Jason Fried nel libro "User Survey":




  1. La saggezza degli utenti: con questa definizione pensiamo direttamente al funzionamento di Digg.com, in cui il successo di un articolo è deciso dagli utenti che lo votano. La gente parla della forza dell’"Effetto della rete". I risultati di Google funzionano in base a questa definizione. E’ il numero di link al sito che ne decide l’importanza.



  2. Applicazioni web condivise: se applichiamo questa definizione, allora solo alcuni siti verrebbero classificati come Web 2.0: Basecamp, Writely e 30Boxes. Ma se pensiamo a Google e a Digg come applicazioni, allora molti altri siti rientrerebbero nella categoria.



  3. Il web inteso come piattaforma: secondo Tim O’Really, che ha coniato questo concetto, significa mettere a disposizione un servizio che non potrebbe vivere senza il web. In quest’ottica, allora pensiamo a eBay, Craiglist, Wikipedia, del.icio.us, Skype e Dodgeball. Partendo da questo presupposto ogni Community rientra in questa definizione.


  4. Partecipazione degli utenti: questo è il punto fondamentale che divide i vecchi siti dai nuovi servizi web come YouTube, Flickr e OhMyNews dove gli utenti sono anche gli autori. L’espressione "read/write web" illustra chiaramente l’idea che vogliamo trasmettere.



  5. Pieno coinvolgimento dell’utente: i siti Web 2.0 usano CSS, AJAX, e altre tecnologie che aumentano la fruibilità e creano pagine dinamiche che sono in grado di mostrare più informazioni nello stesso spazio.



  6. Neologismo per Marketing: questo è almeno quello che gli scettici dicono. Così Google search, Amazon ed eBay, che fanno parte del Web 2.0 per una o più delle loro caratteristiche, sono solo una sorta di moderna moda passeggera destinata a sparire.



  7. L’importanza dei dati: la gestione dei dati è una competenza insita nelle aziende che trattano il Web 2.0. "L’SQL è il nuovo HTML" è un’altra definizione che segue la stessa filosofia. Tutto il Web 2.0, dalle grandi aziende come Amazon e Google per arrivare alle piccole startup come 30boxes e Orchestrate, operano principalmente con database e praticamente non fanno altro che mostrare viste personalizzate.



  8. Beta per sempre: le applicazioni Web 2.0 sono continuamente rilasciate, riscritte e rivisitate su basi in continuo sviluppo. La maggior parte delle applicazioni di Google, per esempio, sono ancora in beta. Ancora, Flickr si rumoreggia sia modificato ogni 30 minuti. MySpace e altre reti sociali aggiungono nuove caratteristiche ogni quindici giorni. Questa è comunque diventata una caratteristica anche delle applicazioni stand-alone, basti pensare a Windows e MacOs che rilasciano fix e patch in continuazione.



  9. Usare il web come è stato ideato: Paul Graham riferisce di un incremento nella fruibilità che è stata raggiunta attraverso un buon design, grazie a tecnologie come AJAX e anche perchè è stato permesso agli utenti di organizzare le loro informazioni liberamente.



  10. Nulla: molti asseriscono che il Web 2.0 non esiste. Personalmente trovo difficile condividere questa risposta. Semplicemente perchè se da un lato è difficile trovare una definizione chiara, dall’altro è anche innegabile una lenta rivoluzione nei nuovi siti. E’ come voler descrivere il mondo con il solo bianco e nero. Esistono le gradazioni e le tonalità che dipingono meglio gli oggetti e la realtà. La stessa cosa credo si possa dire delle nuove applicazioni. Inoltre il Web 2.0 è ancora una espressione giovane. Ci rendiamo conto di cosa sia, ma non riusciamo ancora a definirne i contorni.

Questa riportata è una traduzione dei dieci punti di Delaney; il link per poter visualizzare il testo in lingua originale è http://twopointouch.com/2006/08/17/10-definitions-of-web-20-and-their-shortcomings/


martedì 23 ottobre 2007

Il Tutor che salva la vita




L'uso del Tutor, il sistema di rilevazione automatica della velocità media in autostrada, ha ottenuto degli ottimi risultati. Questo è quanto dimostrato dalla Polizia Stradale che ha appena reso pubblici i dati sull'utilizzo di tale sistema. Il tasso di mortalità, nei tratti in cui è attivo il controllo elettronico della velocità media, è diminuito del 50% e quello relativo ai feriti del 34%. Le velocità medie, nei tratti monitorati, sono diminuite di 16 km/h, mentre quelle di punta sono scese di 23 km/h, abbassando così anche il numero delle infrazioni registrate dalla Polizia Stradale. Ad oggi il sistema Tutor è installato su 1120 km di carreggiata che diventeranno 1700 entro la fine del 2008. Si tratta indubbiamente di risultati clamorosi. Per la prima volta, nella storia della sicurezza stradale italiana, il numero delle vittime si riduce drasticamente.


Sul sito della Polizia Stradale è possibile reperire informazioni sul sistema di monitoraggio Tutor. E' inoltre possibile visualizzare una mappa dettagliata dei Tutor presenti sulla rete autostradale italiana.